Nel corso di un collegamento con TGCom24, il Segretario generale del COISP, Domenico Pianese, ha commentato con grande durezza il femminicidio avvenuto a Messina, parlando apertamente di «sconfitta dello Stato di diritto» nel nostro Paese.
Pianese ha ricordato come la vittima avesse già denunciato il compagno e fosse stata gravemente aggredita nello scorso mese di febbraio, riportando lesioni importanti, tra cui la frattura di sette costole, affidandosi alle istituzioni per essere protetta.
Nonostante ciò, l’autorità giudiziaria, pur di fronte a una evidente e già manifestata pericolosità sociale dell’uomo, ha disposto gli arresti domiciliari invece della custodia cautelare in carcere.
Secondo il Segretario generale del COISP, questo caso rappresenta «il chiaro esempio di un sistema giudiziario che non ha funzionato», mentre la Polizia di Stato, pur intervenuta rapidamente, non ha potuto impedire l’omicidio di fronte a un soggetto che aveva deliberatamente violato i domiciliari per recarsi ad uccidere la donna.
Pianese è tornato anche sul tema del braccialetto elettronico, ricordando come lo strumento sia spesso al centro di criticità e malfunzionamenti e denunciando l’incapacità, nel 2026, di garantire un mezzo di controllo così basilare.
Per il COISP, misure come gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico non dovrebbero mai essere applicate a soggetti che hanno già dimostrato un’elevata pericolosità sociale, ma si dovrebbe ricorrere alla detenzione in carcere.
Il sindacato chiede che la pericolosità sociale venga valutata con ben maggiore attenzione, che si investa seriamente in tecnologia e in risorse umane per consentire un controllo effettivo delle persone sottoposte a misure restrittive e che le norme a tutela delle donne e dei soggetti fragili vengano applicate con procedure rapide e certe.
Pianese ha inoltre ricordato che nella sola Polizia di Stato mancano oltre 12.000 agenti e che i pesanti tagli agli organici degli ultimi vent’anni hanno messo in crisi l’intero sistema sicurezza, rendendo ancora più difficile il presidio del territorio e la difesa dei cittadini.
Pur riconoscendo che il governo Meloni ha avviato investimenti importanti sul fronte della sicurezza, il Segretario generale del COISP ha sottolineato che «c’è ancora molto da fare» per evitare che le denunce delle vittime restino soltanto «pezzi di carta» e per garantire che lo Stato sia realmente in grado di proteggerle.