Il quotidiano Il Secolo d’Italia dedica un ampio articolo alla web-serie del COISP sulle catture di Giovanni Brusca e Bernardo Provenzano, definendola un racconto che “oscura le fiction sui boss” e ribalta la mitologia mafiosa.
L’articolo sottolinea che la serie non celebra i criminali, ma la risposta dello Stato alla mafia: niente epica del “padrino”, ma il lavoro concreto di investigatori come Renato Cortese, Luigi Savina e Claudio Sanfilippo, protagonisti delle indagini che portarono alla cattura dello “Scanna Cristiani” e del “Ragioniere”, ridotti a ciò che erano davvero: latitanti braccati.
Viene evidenziato come la narrazione scelga l’estetica asciutta” di chi la strada l’ha fatta davvero: pedinamenti, appostamenti, intercettazioni tradizionali, genialità del territorio, molto prima dei virtuosismi digitali, in una Palermo descritta come fronte di una guerra non dichiarata fra mafia e Stato.
Il pezzo definisce la serie un atto di “giustizia narrativa” e un racconto di memoria e responsabilità: non un’operazione celebrativa, ma il modo per ricordare che dietro ogni cattura eccellente ci sono donne e uomini in divisa che hanno scelto di non arretrare, scrivendo “un finale diverso” in cui il finale lo scrivono i buoni.
Nell’articolo viene riportato anche il commento del Segretario Generale Domenico Pianese, che spiega come il COISP voglia raccontare “un pezzo di storia del Paese”, quando la mafia tentò di mettere in discussione le regole democratiche e lo Stato rispose con professionalità e acume investigativo.
“Brusca – Lo scanna cristiani”. Una web series ideata dal COISP. Episodio 1